mercoledì 3 febbraio 2010

Addio...alle oche!

Questa sera, voglio scrivere una lettera ad alcuni colleghi di lavoro,vorrei fosse un addio....
Se sto male nella vita, nel privato, nel lavoro una motivazione c'è. Molto probabilmente dipende dalla mia innata presunzione;dettata sicuramente da una chiara e sicura cognizione di causa. Il mio lavoro oggi rischia di cadere nel banale, se alla professione docente viene associata una scarsa preparazione, una demotivazione e una diffusa frustrazione.
Io faccio l'insegnante perchè è quello ho scelto di fare, ho questa convinzione sin dalla scuola materna e l'ho coltivata con la lettura, lo studio, l'informazione, il confronto; assumendo come riferimento i grandi della scuola, dell'università, se vogliamo con uno spirito di emulazione talvolta eccessivo! Io non mi sono mai bastata...mi sono ritenuta imperfetta e mi ritengo tale, sono una donna e una docente in evoluzione,sempre, per cui l'adagiarsi, il sopire antichi saperi, spolverare vecchie teorie non ha senso oggi , con l'evoluzione negativa o positiva che la scuola ha avuto;neanche l'aggiornamento puramente formale ha senso se non si va ad identificare nel vissuto. Perchè dico questo?
Oggi per l'ennesima volta mi sono trovata in un consiglio con dei "docenti" che dovrebbero ritornare alla originale vocazione , qualumque essa sia, ma lontano dalla scuola.
Ho sempre affermato che il precariato è un fatto mentale (oltre che di continuità stipendiale), si è precari quando non si hanno le idee chiare, quando si fa un lavoro semplicemente perchè non si è in grado di fare altro,quando si sceglie la scuola solo per dare senso al falso e ipocrita perbenismo che investe l'uomo medio, si è precari perchè quando non sei coerente con te stesso, quando rifugi dalle responsabilità, quando sei piccolo solo perchè non accetti di poter essere grande. Se non ci credi,cambia, segui la tua naturale inclinazione...la fotografa...per esempio, la escort...altro lavoro fruttuoso meno impegnativo, ma sii coerente! A napoli si dice"nun fa l'assisa ncoppa e cetrole", traduco "non aprire bocca se non hai le competenze". Di mio aggiungerei" la tua funzione, fortunatamente non è delegabile, ma sfortunatamente è associata alla mia",e offende il lavoro che altri fanno.
Che tristezza poi, vedere docenti di sostegno( lavoro estremamente impegnativo, che richiede alta professionalità, sensibilità, competenze e capacità)che non rispettano l'ambito delle loro competenze, aprendo la bocca a sproposito, invadendo campi di non competenza,e la cosa peggiore è la frustrazione che emerge! Dio ci scampi! La guardi. Ti chiedi, ma è pagata come me? Ben venga il licenziamento!
I ragazzi, diventano oggetti di scambio, di favori per l'inciucio del momento, sul pettegolezzo regge la promozione,sulla convinzione che si è buoni...no si è fessi, impreparati, disinformati, e permettetemi ignoranti!
Vorrei tanto che fosse un addio ...ma domani la rivedo . Stasera prenderò una tisana. Spero mi aiuti a reggere la giornata, non vorrei dimenticare di essere un educatore e dare un cattivo esempio......

3 commenti:

  1. Non posso che darti ragione: non è mai stato un ambito da me gradito ma per forza di cose alcune volte mi trovo in mezzo e ritengo che sia opportuno scappare o prendere le persone a colpi di sedia..in particolare quando si arrogano diritti alla stregua del personale di ruolo. Meglio cambiare strada..
    Maurizio

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  2. ciao. Che belle le tue poesie!!!

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  3. La professione docente presenta un'identità articolata e complessa in cui si intrecciano diverse variabili. Il cuore di tale attività sta nella dimensione educativa del suo compito. La modalità specifica con cui il docente realizza tale compito passa attraverso la sua interpretazione dell'azione didattica.L'insegnante educa insegnando, dovrebbe essere in grado di cogliere il valore dei diversi saperi e di favorire il contatto tra i mondi vitali degli allievi e gli universi culturali di coloro che hanno elaborato forme di conoscenza significative, fino ad arrivare insieme, docenti e allievi, all'opera grandiosa e delicata della maturazione di diverse strutture mentali e di pensiero. Paradossalmente, spesso accade l'esatto contrario mancando di dignità e rispetto verso chi ci crede ancora...

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